Il mondo si divide in due categorie: quelli che credono che il destino esista e quelli che sono convinti del contrario, e cioè che ognuno sia l'unico artefice del proprio destino. La categoria di quelli che credono che tutto sia tracciato, poi, si suddivide in svariate sottocategorie: quelli che credono in Dio, in Buddha, Maometto, e compagnia cantando, fino a lasciare il campo delle Entità e sconfinare in quello del metodo, e quindi il Karma.
Escludendo la più tenera età, durante la quale il mio impegno era tutto mirato ad imparare ad autogestirmi, da quando sono approdata all'età della ragione (e per esserne tanto persuasa, è evidente che oggi ho l'autostima a livelli altissimi) mi sto interrogando sulla veridicità, sull'attendibilità, di certe posizioni.
Prima di iniziare, è opportuna una piccola premessa: i miei pensieri sono sempre molto elementari. Vuoi perchè non ho mai avuto modo di studiare filosofia; vuoi perchè credo che è nell'elementare che si cela la vera essenza delle cose; vuoi perchè sarò pure intellettivamente limitata. Insomma, le mie deduzioni in merito sono semplici semplici.
E ora vengo a spiegarmi... Ho sempre trovato insensata l'idea di un Dio che si sia messo lì a stabilire a priori il percorso di ognuno. Immaginandolo infinitamente grande, questo Dio - potenzialmente - conosce fin da ora l'intreccio di circa sei miliardi di vite che affollano la Terra, escludendo per il momento che ne esistano altre altrove. Che senso avrebbe tutto questo? Penso che per un Essere tanto grandioso, tutto ciò sarebbe assolutamente frustrante e noioso. Sarebbe come vedere all'infinito un film di cui si è sceneggiatore, regista, autore e macchinista. Una noia mortale.
E poi, che senso avrebbe donarci un'intelligenza ed un certo potere discrezionale, se poi Lui sta lì e decide tutto, per filo e per segno? Quindi, escludo assolutamente questa opzione.
Prendiamo, quindi, in considerazione la possibilità che, invece, il destino non esista. Allora come ci spiegheremmo le miriadi di coincidenze che, quotidianamente, si verificano nelle nostre vite e ci disarmano? Certe storie, per esempio, sono talmente tanto assurde che sarebbe impensabile attribuirne la paternità al solo caso.
Bene, dunque, escluse entrambe le strade, cosa resta? Resta la via di mezzo. Quella che io chiamo il ... DESTINO INTERATTIVO.
Il destino interattivo altro non è che un percorso semi-tracciato. Esiste una strada, e tu sei per certi versi "costretto" a percorrerla. Ma poi, improvvisamente, dinanzi a te si apre un bivio, e tu puoi scegliere. E in base a ciò che scegli, si apre un nuovo percorso.
A quel bivio è come se ci fossero delle porte colorate, e tu scegli se aprire la porta rossa, gialla, verde o azzurra, per esempio, ma non sai quali saranno esattamente le conseguenze di quella tua scelta. E non si pensi solo alle scelte importanti, quelle che ci attanagliano l'esistenza togliendoci il sonno e l'appetito.
Faccio un esempio banale: sono davanti al mio armadio e devo decidere se indossare la camicia rossa o quella blu. Ci penso un pò, poi scelgo, mi vesto ed esco. La camicia rossa, quel giorno, mi sta particolarmente bene, ed ecco che un tipo, incontrato casualmente dal giornalaio, non riesce proprio a trattenersi dal fare un piacevole apprezzamento e da lì iniziamo a scambiare due chiacchiere e mi offre un caffè, e siccome è simpatico, allegro, divertente e mi piace, ecco che accetto il suo invito per andare l'1 novembre a vedere lo spettacolo di Maurizio Battista. E da lì inizia la nostra storia.
Ma quello stesso giorno avrei potuto scegliere di indossare la camicia blu e non attirare mai quel tipo, privandomi di tutto ciò che sarebbe potuto accadere e mai accadrà.
Quindi: bivio, poi scelta: camicia rossa o camicia blu? Vale a dire, porta verde o porta gialla? Dietro ognuna esiste un nuovo traccaiato che non conosciamo. E da lì si prosegue con nuove strade tutte da esplorare.
In tutto questo, il vostro Dio, comunque voi lo concepiate, guarda divertito, incuriosito, e, se preferite immaginarlo un pò severo, vi giudica anche (io ne ho un'altra visione, ma non è importante).
E', dunque, un ruolo più dignitoso, il Suo, rispetto a quello di osservatore passivo; ed è un ruolo più dignitoso anche quello dell'uomo, che può contare sulla sua intelligenza e sul suo cuore per migliorarsi e andare avanti.
E' qui che risiede la vera essenza dello splendore della Vita, di cui non subiamo la sorte dettata dall'alto, ma che invece possiamo decidere di cambiare in ogni istante e con ogni mezzo e renderla come più ci piace.
Amici miei, credetemi: abbiamo un potere immenso, non è il caso di barricarsi dietro la frase patetica e troppo ricorrente "Purtroppo è questo il mio destino....".
Buon volo, cari. E buone scelte a tutti.