Se la gente avesse il cuore
non proveremmo più questo bisogno di piangere,
di alimentare le nostre armi e limare gli artigli,
per non farci trovare impreparati al prossimo attacco.
Voleremmo con ali di zucchero filato
a pochi passi sopra il mare o su nel cielo,
o quantomeno crederemmo di esserne capaci,
che poi, alla fine, è ciò che conta di più.
Con le mani aperte ad offrire bei gesti e piccole speranze,
e a raccogliere assieme la frutta matura dai rami,
a coccolare i cuccioli intimoriti dalle foglie che cadono
e a dire loro che, in fondo, è solo un altro Autunno che passerà.
Guarderemmo i fiocchi soffici della neve che cade
con lo stesso stupore con cui la guarda un bambino,
e la convinzione di poter cavalcare l’arcobaleno
sarebbe mossa solo da un genuino sentimento di coraggio.
Ci emozioneremmo per le piccole cose
che all’improvviso diventerebbero grandi
e diventeremmo capaci di dare un senso alle emozioni
che invece, normalmente, viviamo solo a metà.
Ma soprattutto, se noi tutti avessimo un cuore
lo sentiremmo battere forte dentro il petto
come il ruggito di un leone buono
che ogni giorno ringrazia il sole quando nasce
