venerdì 20 ottobre 2006
giovedì 19 ottobre 2006
V come Verità - IL DESTINO INTERATTIVO

V come Volare - VORREI ESSERE UNA STREGA
Sì, sì... Avete capito bene! mercoledì 18 ottobre 2006
V come Versi - L'ATTESA PIU' DOLCE...
Sei il gesto del pollice e dell’indice uniti
quando si vuole indicare qualcosa
grande quanto un chicco di riso così.
Presto diventerai un acino d’uva,
ma non potrai ancora pensare.
Nessuna voce animerà il tuo pianto,
che per mesi resterà soffocato nell’acqua.
Ci penserò io a nutrirti, a carezzarti,
ad inventarti canzoni e recitarti poesie.
Due colpetti sulla pancia saranno la buonanotte
e la forma di un cerchietto il buongiorno per te.
E’ tutto e solo ciò che posso prometterti.
Perché vorrei poterti trasformare il mondo,
affinché tu, al tuo approdo qui,
lo trovi colorato.

Vorrei poter cancellare il rumore degli spari,
dei cacciatori
e quelli più lontani delle granate.
Ma per quanto potrò sembrarti grande e forte,
devo confessarti che non lo sono abbastanza.
Ci penserai tu a tutto questo.
Imparerai da solo a cambiare il mondo,
e se proprio non potrai cambiarlo tutto,
quantomeno cambierai il tuo.
Io ti indicherò i valori, tu deciderai se farli tuoi.
Forse ne scoprirai degli altri.
L’importante è che tu ne abbia sempre.
E abbi forza a sufficienza per non dover assecondare
tutto ciò che non condividi,
per scendere a compromessi, sì,
ma solo quelli costruttivi.
Perché vivere da emarginato sarebbe
La sconfitta peggiore:
significa non essere capace di ricevere né dare.
Né, soprattutto,
saper dare un senso alla propria Vita.
L’augurio migliore è che tu
sappia fornirtene uno,
vincente e tale da far sì che chiunque
possa leggertelo nel profondo
dei tuoi occhini limpidi e sinceri.
martedì 17 ottobre 2006
V come Vedere attraverso... - DETTAGLI D'AUTORE

Il fatto è che che questa sua mania ha preso anche me e abbiamo inziato assieme a vedere in ogni stranezza un potenziale oggetto di interesse. Per esempio, chi saprebbe indovinare cosa ritrae esattamente l'immagine qui accanto? Non vi prometto alcun premio, ma di sicuro - se indovinaste - ne meritereste uno grande grande...
Questo qui potrebbe essere, invece, l'occhio di chiunque. Per quel pò di esperienza che ho in merito, anche di una donna che staziona in una cella all'obitorio, in attesa di autopsia. Un pò macabro, no?!
Eppure lui ne era entusiasta! Ad ogni scatto, guardava il risultato con soddisfazione immensa. Come di chi ha colto l'Anima, il senso profondo di ciò che sta guardando.
L'ultima volta ha aspettato addirittura che si alzasse il vento per non correre il rischio di ritrarre un'immagine in cui la mia identità fosse troppo evidente. Poi, come al solito, ha guardato la fotografia con quella solita aria soddisfatta e me l'ha mostrata con un bel sorriso, articolando un "Eh?!", come a dire... visto di cosa sono stato capace?
Ma devo ammettere che mi diverte un sacco. Mi diverte capire come le cose possano essere viste sempre da troppe angolazioni diverse per farsene un'idea chiara e precisa e puntuale. Mi diverte scoprire che l'Anima che ognuno coglie nell'altro può avere mille forme e sfaccettature diverse ed impensabili. Mi diverte intuire che il vento può essere complice di questa scoperta continua dell'altro, perchè mentre ti spettina i capelli - e con quelli ti copre il volto - sta mostrando la tua essenza migliore all'altro.
E mi diverte notare che molti uomini guardano il mondo attraverso le gambe aperte di una donna, ma che il modo in cui ha scelto di vederlo il mio amico è assolutamente pulito e genuino. Tutto questo è disarmante per quant'è bello! E divertente.
Non sono sicura che un giorno mi sposerò. Sono sicura, invece, del fatto che semmai dovessi farlo, mai e poi mai potrei sopportare l'idea di un fotografo che per tutto il giorno mi ossessioni con le pose più assurde e finte e terribili e perverse, del tipo: mano di lei appoggiata sulla spalla di lui mentre guarda il tramonto e lui guarda te come se fosse la prima volta che ti vede; lui con il braccio che ti cinge la vita e guarda il tramonto (o l'alba, perchè scatto dopo scatto, intanto il tempo vola) mentre tu lo guardi come se fosse la prima volta che lo vedi; lampione rispetto a cui lui si mette di spalle con la suola della scarpa appoggiata e lei che spunta da dietro con un bel sorriso; lui che la tiene per mano e lei che si china a sistemarsi la calza... Insomma, credo di essermi sclerata abbastanza anche solo a pensarci.
Beh, tutto questo per dire che semmai dovesse accadere, mi piacerebbe avere lì il mio amico a ritrarci, ad immortalare l'Anima di quei momenti, le emozioni vere e spontanee, quelle che emergono anche attraverso i capelli che ti coprono il volto, quelle che traspaiono attraverso la luce di una perla e del suo brillantino, o di un sorriso malizioso e divertito in bianco e nero...e che si trasforma in una simpatica "opera d'arte" da appendere al muro!
P.S. - Hey, Ciccio, poi non dire che non ti voglio bene....
Ah, gente... non dimenticate mai di sognare. E ... se potete ... di volare via!
V come Voluttà - VOLERSI BENE

V come Versi - AMORE E IL SENSO DELLE COSE
i campi seminati a grano
e l’orizzonte lontano.
Guardava oltre con i suoi piccoli
bottoncini da cerbiatto,
che a dispetto delle rughe
ricamatele intorno dal tempo
erano ancora troppo vivi
e pieni zeppi di memoria.
La mano rugosa e tremante incatenò
un ciuffetto d’argento ribelle
al suo secolare chignon
e sistemò lo scialle sulle gracili spalle.
Io non osavo quasi respirare
per non rischiare di interrompere
quel ritratto senza tempo né rimpianti,
così vigoroso e fragile.
“Quando guardi fuori dalla finestra, vedi molte cose. Vedi la gente che si affretta verso la chiesetta vicina, richiamata dal suono delle campane e vedi i bambini che giocano; poi vedi la prateria e tutti i suoi colori, i fiori, gli alberi e le case, il fumo denso dai camini; vedi la frutta matura, profumata e calda di sole, sul carretto del contadino; e se guardi più su, puoi vedere il cielo, con le sue nuvole bizzarre o terso come adesso. Vedi tutto questo, se guardi fuori dalla finestra”.
Una pausa per riprendere fiato,
e schiarirsi la voce tremante.
O fare ordine tra i suoi pensieri.
“Ma l’Amore cambia il senso delle cose. E se poi guardi fuori dalla finestra, tu non vedi più tutto quello che vedevi prima. Se c’è della gente, cerchi solo lui o qualcuno che gli somigli. Oppure guardi i fiori, le pietre, le strade e le campane e ciascuno di questi ti ricorda qualcosa che sai solo tu. Il senso diverso delle cose. Che intuisce o coglie solo chi ama. In una sua personalissima percezione del suo universo più intimo”.
Scivolò ancora nella solitudine
dei suoi ricordi più lontani,
e i bottoncini da cerbiatto
le si inumidirono un po’
mentre rivolgeva lo sguardo
alla stella più luminosa
che ora faceva capolino
nel tramonto di fuoco.
V come Versi - LA MIA PRIMA POESIA...

più che puoi sul tuo cuore
affinché io possa sentirlo battere
e lui possa sentire me.
Sarò per te il sole che non ha mai spleso
nel buio cupo delle tue notti insonni,
il profumo del tuo caffè al mattino
e il raggio di luce che filtrerà dalle tue persiane.
Lascerò che la mia mano scorra tra i tuoi capelli
quando crederai di essere solo e sarai triste,
e le mie labbra ti sfioreranno la fronte
per alleviarti la stanchezza della sera.
Gioirò attraverso le tue gioie
e piangerò le lacrime tue.
Tu sarai il bagliore dei miei sorrisi
ed il fragore dei miei applausi alla vita.
Sarò l’ombra che ti seguirà anche nel buio
ed il riflesso che ti accompagnerà nella luce.
Tu sarai la stella a cui volgerò lo sguardo
affinché segua ogni mio passo nella notte
e lo spicchio di luna su cui, cullandomi,
mi addormenterò.
lunedì 16 ottobre 2006
V come Viaggiare - La PROVENZA
L'anno precedente, in quello stesso periodo, avevo vissuto uno dei momenti più terribili della mia Vita.Quell'anno, invece, decisi che sarebbe stato diverso. Era il febbraio del 2002 e io facevo scorrere il dito sulla cartina della Francia, tracciando un percorso che sarebbe stato mio. E mio soltanto.
Ricordo che faceva freddo. Tanto freddo qui in Italia. Non osavo immaginare quanto avrebbe fatto freddo in Francia. E a me poche cose fanno paura: il freddo e la penombra sono due di queste.
Ma quell'anno, anche se si fosse completamente ghiacciata la Terra intera, sarei partita senza troppe preoccupazioni.
Mandare delle mail in giro per tutto il sud della Francia cercando qualcuno - folle più di me - disposto ad ospitarmi o a darmi delle utili informazioni, mi sembrò la cosa più naturale da fare. Mi rispose Stephanie: ci saremmo viste da lei ad Avignone intorno all'ottavo giorno di viaggio. Oggi è una delle amiche a cui tengo di più, seppur lontana.
Pochi maglioncini caldi impilati in una valigia e un biglietto di treno verso la prima meta.
Che fu Aix-en-Provance. A lungo avevo sognato e immaginato i suoi mercatini di fiori e spezie e formaggi, la piazza con i palazzi color pastello che facevano da sfondo a giornate assolate e fresche, e le fontane. Ora era tutto lì, e a me non sembrava vero. Era meravigliosa anche avvolta nella rugiada all'alba...mentre andavo via e mi voltai a guardarla ancora...e ancora.Il ricordo più buffo che conservo è il mio disperato tentativo di fare assaggiare un piatto di spaghetti ad un ragazzo giapponese conosciuto in Auberge: mancando la pentola, li cucinai in una teiera, cui unico grandioso vantaggio fu la facilità con cui riuscii a scolar via l'acqua. Lì tralasciai certamente la mia passione per la cucina, ma consolidai la consapevolezza di avere un forte spirito di adattamento su cui poter fare affidamento.

La visita all'Atelier di Cezanne fu un'esperienza che mi portò fuori dal mio tempo, a rivivere, come unico termine di congiunzione, la luce che filtrava dalle persiane e che troppe volte deve averlo ispirato per le sue tele.

Ricordo di esserci andata con una tipa bizarra: mi ero svegliata presto, quella mattina, e c'erano altre ragazze sconosciute che dormivano in quella stanza, ad Aix. Quando, nel silenzio, udii una vocina: "Dove vai?". Ed io, come se la conoscessi da sempre, anche se ancora non sapevo neppure come fosse in volto "Vado a Marsiglia". "Posso venire con te?", nel suo italiano stentato. "Certo!" risposi, nel mio italiano deciso. Oggi non ricordo più neppure il suo nome, ma ricordo che, seppur sconosciuta, si allineò perfettamente al mio passo e al mio desiderio di esplorare.
E questo è un problema ricorrente quando si va in vacanza: se non ci si conosce abbastanza e non si è ben collaudati, si corre il rischio di dover scendere troppo spesso a compromessi e non godersi la vacanza così come si vorrebbe.
Scendemmo giù lungo il quartiere dei pescatori, un dedalo di casette coloratissime e vivaci che affacciavano sul mare. Poi, estenuate, guardammo dalla costa, attraverso il binocolo, il Castello d'If - realizzato su un'isolotto poco distante, dove sono stati girati i film "La maschera di ferro" e "Il conte di Montecristo".
Questo e poco più è tutto ciò che ricordo di Marsiglia.
Nizza, altra "scarpinata" mostruosa. Ricordo che - arrivata in stazione - chiesi subito dove fosse il museo Nazionale, dove sono esposte alcune delle opere di Chagall. Sulla cartina valutai che non doveva essere troppo distanze, quindi, nonostante il mio valigione, decisi che avrei camminato un pò. Ciò di cui non avevo tenuto conto era lo sviluppo in altitudine: mi ritrovai a percorrere a piedi e lungo una zona abbastanza deserta, chilometri di tornanti e a sudare da folle. Ma scoprii Chagall e il suo particolarissimo spiritualismo che sprigiona dalle tele.

E poi, come se non bastasse, il giorno dopo mi fu regalata una delle albe più belle ed esplosive che io abbia mai visto. Superata decisamente da un'altra che avrei visto alcuni anni dopo, di ritorno dalla Thailandia; ma quella è un'altra storia.
Nimes, la città "romana". In effetti fa un certo effetto passeggiare imbattendosi in templi e arene pur sapendo di essere lontani dall'Italia. Deliziosa la Maison Carré - la "casa quadrata": ricordo che rimasi a guardarla per ore. Poi mi alzai e me ne andai. A Cannes, invece, ci rimasi giusto il tempo di un caffè serale, per cui ricordo veramente poco.

Io ero strafelice. Quella famiglia mi piacque subito, e ancora oggi spero di poter tornare lassù, prima o poi. O di rivedere in Italia Stè, che poco dopo ricambiò con un viaggio qui che fu una vera e propria tournée. Che spasso!
Il mio racconto termina qui. Non vi ho parlato delle cattedrali romaniche in pietra bianca che vivono del contrasto con gli interminabili campi di lavanda. Ma queste, come molte altre, sono cose che non si possono raccontare. Come fai a descrivere l’odore della lavanda a chi in Provenza non c’è mai stato? No, non devi descriverglielo: devi solo fare in modo che vada a sentirlo da sé. E che quando torni, ti guardi con occhi pieni di gratitudine. Sognate, gente. Sognate sempre. E quando potete, volate via!
V come Volare - A META' TRA SOGNO E DESIDERIO

E quando mi sveglio e provo il rimpianto di non saperlo fare veramente, mi dico che, in fondo, sarà bello, a sera, tornare ad addormentarmi con la speranza di riuscirci ancora. Sarà bello chiudere gli occhi e tenerli chiusi forte forte, come fanno i bambini quando sperano in una sorpresa o stanno per esprimere il desiderio su cui devono concentrarsi un pò. Sentire il sonno che sopraggiunge e vince, e rende sfioriti e opachi tutti quei pensieri che durante il giorno vincono me. Sentire che quell'ultimo lembo di vita grigia mi sfugge di mano e scivolo in una dimensione per la quale non occorre passaporto, ma solo la capacità di tornare bambini e vivere con determinazione e senza vergogne ciò che di giorno non oseremmo mai neppure pensare.
venerdì 13 ottobre 2006
V come Vorrei - IL MIO COMPLEANNO

Sarà tra poco meno di un mese, ma già so che non potrò festeggiarlo come vorrei...
Dovrò ... come si dice ... accontentarmi. E se è vero, come recita il detto, che chi si accontenta gode, stai a vedere che ne trarrò pure qualche beneficio.
E' che, per me, il Compleanno è la festa più importante dell'anno. Troverei del tutto patetico e deprimente farlo passare così, come se fosse un giorno qualunque.
Urca, se ci pensi, il Compleanno è una ricorrenza troppo bella: anni prima, proprio in quel giorno, avevi emesso il tuo primo vagito; per la prima volta ti eri sentito l'aria fresca sulla pelle; mettici pure che molto probabilmente un imbecille ti aveva preso a sberle per farti piangere, mettendoti subito nelle condizioni di farti un'idea abbastanza precisa su quello che sarebbe stato il futuro.
E il futuro è oggi, che ti ritrovi grande a ripercorrere, attimo dopo attimo, tutte le vicissitudini di una Vita intera. Ragazzi, scherziamo? Il Compleanno non è Natale, che pur essendo un Compleanno anche quello, lo è per qualcun altro e non è certamente il nostro. Non è Pasqua, che dopo che hai finito di rompere le uova, ti rimane solo un gran mal di pancia per la troppa cioccolata ingurgitata. E non è l'estate, non è Ognissanti, nè il 1° maggio e neppure il 25 aprile. Non è nulla di tutto ciò. E' il Compleanno: vale a dire di più ... molto di più ... troppo di più.
Per quest'anno, come ho detto, sicuramente il mio sogno non si avvererà. "Ma perchè, quale sarà mai questo sogno irrealizzabile" vi starete chiedendo. E vi rispondo che non è nulla di pazzesco, ma mancano gli elementi ... gli ingredienti.
Manca la neve. Dove la trovo io a Roma ai primi di novembre la neve? Magari sulle Alpi o sugli Appennini, ma a Roma proprio no. Manca una casetta di pietra con il camino, e un tappeto rosso. E se anche ci fosse, comunque fuori dalla finestra mancherebbe la neve; e questo è assodato. Mentirei se dicessi che manca un uomo simpatico da posizionare sul camino davanti al tappeto ... ehm ... no, volevo dire davanti al camino, sopra il tappeto e, comunque, accanto a me; e se anche mancasse, un volontario di sicuro si troverebbe in fretta. E neppure un paio di bottiglie di buon vino dovrebbero essere difficili da recuperare. Dei piccoli bocconcini rustici, un pò di crudo a tocchetti e sfiziose tartine, quelli sarebbero semplici da preparare. Ma ... dannazione ... a Roma manca la neve e un paesaggio lunare fuori dalla finestra di una stanza caldissima in pietra con dentro il camino scoppiettante e un uomo troppo divertente disteso sul tappeto a gustare tartine e sorseggiare vino parlando di follie tenendomi compagnia durante la notte del mio compleanno.
Ma dopotutto, che importa? Ogni desiderio espresso finora, magicamente nel tempo la Vita me l'ha realizzato. Allora vorrà dire che per quest'anno ne esprimo uno ben dettagliato - seppur impossibile - e farò in modo di trascorrere, comunque, un compleanno speciale.
..........Poi, ne sono certa, arriverà l'anno in cui nevicherà.
V come Viaggiare - BARLETTA
Se state pensando di andarci per il mare, decisamente lasciate perdere: vi trovereste immersi in una nauseabonda e melmosa acqua torbida. Ma basterebbe spostarsi di pochi chilometri a destra o a manca per ritrovare una discreta soddisfazione. Trani, Margherita di Savoia, Bisceglie meritano decisamente molto di più; quest’ultima, in particolare ha conquistato quest’anno la sua terza bandierina blu consecutiva.
Neppure il porto gode dell’importanza storica di un tempo, dato che - durante la sua costruzione – l’ingegnere che lo aveva progettato si accorse di aver sbagliato i calcoli e di aver realizzato il suo più madornale errore; dunque pensò bene di annodare una spessa corda intorno al suo collo e ad un’altrettanto spessa pietra e si lasciò cadere in mare.
Monumenti, allora? Andiamo con i monumenti.
Barletta possiede piccoli, inestimabili, tesori, per comprendere il valore dei quali non occorre una laurea in architettura, che peraltro ho. Ma manca totalmente – e non me ne vogliano i miei conterranei – la capacità di evidenziarli, di farli fruttare, di farli conoscere, di renderli fino in fondo un motivo in più per essere fieri di quella terra.
Francamente, a pensarci… non saprei proprio da dove cominciare.
Avete mai sentito parlare di Eraclio? Chi?… Eraclio! Sono pronta a scommettere che non esista bambino barlettano che, fin dalla più tenera età, non sia stato colto dalla curiosità di scoprire cosa fosse nascosto sotto il suo curioso gonnellino, oppure cosa rappresentassero davvero la sfera e la croce che tiene in mano o che non si sia lasciato affascinare dalla leggenda che di lui si narra. Ma se volete saperne di più… perché non andare a scoprirlo in loco? Troverete quell’omone un po’ austero, ma vi assicuro che tutti gli siamo immensamente affezionati.
Sono combattuta… Parlarvi della Cantina della Disfida, o lasciar perdere? Tradizionalmente, è il luogo in cui si accese la “miccia” della famosa Disfida di Barletta, ma quando c’ho infilato dentro il naso l’ultima volta mi è venuto il magone. Possibile, mi chiedo, che a nessuno venga in mente un modo per far vivere ai turisti, e anche ai barlettani stessi, un salto nel passato? E’ così deprimente… Cercatene le immagini nel web, se volete curiosare; oppure aspettate che avvenga il miracolo. Andarci ora sarebbe assolutamente deludente!

La Cattedrale è molto bella. A mio modesto parere, forse anche più di quella ben più conosciuta di Trani. Sì, perché quella di Trani è mastodontica, e mentre alzi gli occhi per seguire l’epilogo delle colonne senti che a momenti ti si spezza il collo. Nella chiesa di Barletta non corri questo pericolo, ma se ti affidi ad una buona guida puoi scoprire tante tante curiosità.
A pochi passi dalla Cattedrale c’è il Castello: bello, bellissimo, davvero. E intorno al Castello, una villa che per anni è stata il covo dei disadattati…diciamo così. Per fortuna, poi, sono riusciti a metterla a posto, ed oggi è davvero bella, col suo verde abbastanza ben tenuto, le giostrine per bambini, le fontane policrome. Insomma, una nota buona.

Torniamo al Castello. Anche quello, se un minimo fosse valorizzato, se fosse reso più “attraente”… E’ che la gente vuole vedere i mobili! Sì, sì…i mobili. L’ho capito quando un giorno ero in coda a Castel S. Angelo, a Roma,e una signora, considerato il costo non proprio ridotto per la visita, chiese al bigliettaio se “almeno” c’erano da vedere i mobili… Come se l’architettura avesse poco valore e non valesse il costo del biglietto che, invece, con i mobili, sarebbe stato decisamente meglio speso. Allora riempiamolo di mobili questo castello, no?! Mettiamoci una bella consolle all’ingresso, poi letti a baldacchino e separé in stoffe ricamate, belle ceramiche sulle lunghe tavole apparecchiate e poi dimmi se la gente non viene a visitarlo. Roba da matti! E matti di un certo livello…
Comunque, se vi capita di passarci, il Castello merita, anche spoglio così, nudo e crudo.
Bella chicca anche il Teatro Curci, ma non sono sicura che gli spettacoli che vi organizzano gli rendano onore fino in fondo.
Ma di “onore fino in fondo” di sicuro non ne rendiamo ad un personaggio che non può essere raccontato: va visto e basta. E pure ad una debita distanza per poterlo apprezzare fino in fondo.Si tratta di Giuseppe De Nittis. Non aggiungo altro: se siete qui, è perché disponete di una delle più grandi risorse della modernità (internet) per cui vi invito almeno ad andarvelo a cercare e a leggere il dispiacere confessato da quanti non lo conoscevano e si sono trovati casualmente ad ammirare le sue opere. Il dispiacere di non aver saputo prima che esistesse un personaggio così. Per quanto riguarda le opere, invece, quelle dovete andarvele a guardare dal vivo, perché nessuna foto gli renderebbe mai giustizia. Cha già, a parer mio e a volerla dire tutta, ne ha avuta poca.

Ora….a cavallo tra la fine del 2004 e inizi 2005 si tenne a Roma una mostra, ripetuta quest’anno a Pasqua a Barletta, in uno dei Palazzi più belli che la Storia ci abbia consegnato: il Palazzo della Marra. A quanto pare, visitata addirittura dall’allora Ministro dell’Interno Pisanu e dall’attuale Ministro degli Esteri D’Alema, da Tullio Solinghi e poi da migliaia di altri illustri più o meno sconosciuti. E pare pure che, dato l’altissimo livello di gradimento, sia stata addirittura prolungata di circa tre settimane.
Adesso io mi dico: si è fatto davvero il possibile per far conoscere almeno all’Italia tutta il passaggio sul nostro Pianeta di questo Grande? Non me ne vogliano i miei conterranei, ma ne dubito fortemente…. Voi, intanto, andatevelo a guardare!
Ma vogliamo trascurare il cibi? E il nettare degli Dei? Ma nooooo…..
Di vino - favoloso, eccezionale – ne trovate a sylos interi! Basterà scegliere quello di vostro gradimento e munirvi del bicchiere appropriato (seguirà una lezione sui bicchieri da abbinare a ciascun vino!).

Ma non potete, ripeto.. non potete… e ribadisco NON POTETE perdervi le squisitissime ORECCHIETTE (o meglio… STRASC’N’T) con ragù di BRASCIOLE. Ora è necessaria una piccola precisazione: se dal centro verso il nord le braciole sono, credo, costolette di maiale, nella mia Terra altro non sono che fettine di cavallo farcite con un composto di parmigiano, pecorino, aglio, prezzemolo e pepe, e fatte cuocere in salsa di pomodoro finché questa non diventa densa e saporitissima. Non vi ho ancora convinti? Allora provate a passeggiare lungo i vicoli di pietra bianca e sniffate a pieni polmoni l’odore che vien fuori prorompente dalle finestre, e poi ditemi se ancora esitate.
Ultima nota …tecnica: dicesi STRASCINATE perché il trascinamento è il movimento che serve ai pezzettini di pasta composta da acqua, semola, farina e sale, per assumere la caratteristica forma di orecchiette.


